Giacomo Inaudi

MATEMATICO • Giacomo Inaudi, nato a Borgata Norat di Roccabruna il 13 ottobre 1867, fu dotato di una capacità matematica prodigiosa, per la quale venne soprannominato “calcolatore vivente”. Proveniente da una povera famiglia di pastori, mostrò già da bambino attitudine al calcolo mentale, riuscendo a svolgere moltiplicazioni a cinque cifre già a 7 anni. Alla morte della madre si trasferì in Provenza col fratello, che per strada suonava la fisarmonica mentre lui si esibiva in calcoli matematici in cambio di qualche moneta. Giunto a Marsiglia, divenne cameriere, e all’età di 12 anni incontrò Bénédit Jules Dombey, rappresentante di commercio, che diventerà il suo impresario e di cui sposerà la figlia. Dombey organizzerà per lui spettacoli in tutto il mondo e incontri con la comunità scientifica, come quello con l’Accademia di Francia, che incaricò Jean-Martin Charcot e Alfred Binet di esaminare a fondo le capacità di Inaudi. Fu esaminato anche dall’antropologo Pierre Paul Broca che sottolineò che il giovane non sapeva scrivere né leggere: “ha i numeri in testa, ma non li scrive”.
In teatro Inaudi era in grado di indicare il giorno della settimana di una qualsiasi data dal Seicento in poi, e di svolgere calcoli proposti dal pubblico: una sottrazione fra due numeri di ventun cifre; un’addizione di cinque numeri di sei cifre ciascuno; il quadrato di un numero di quattro cifre; la divisione di due numeri di quattro cifre; la radice cubica di un numero di nove cifre; la radice quinta di un numero di dodici cifre. Inaudi ripeteva ad alta voce le cifre indicate dagli spettatori, mentre un assistente le scriveva su una lavagna posta alle sue spalle. L’assistente scriveva quindi i risultati dettati da Inaudi che alla fine ripeteva, sempre senza guardare la lavagna, tutte le cifre scritte, in genere da trecento a quattrocento. Le sue capacità furono messe a confronto con quelle delle prime macchine calcolatrici, che superò per velocità e precisione. Morì povero a Parigi il 10 novembre 1950.