Piero Raina

POETA E SCRITTORE • Piero Raina, nato nella borgata Brione di Elva il 15 luglio 1921, fu agricoltore, apicultore e allevatore, attività che ispirarono le sue poesie e prose in occitano. Fu anche sindaco e amministratore di Elva dal 1965 al 1975 e membro del Consiglio della Comunità Montana Valle Maira. Definito “poeta dell’anima”, cantò con malinconia l’abbandono dei villaggi alpini e la perdita di un’eredità culturale e linguistica. Nella sua opera contrappone il mondo affannato e cupo degli uomini soli nella folla della pianura a quello sano, puro, luminoso nella solitudine serena della montagna.
È stato uno dei protagonisti del romanzo di Nico Orengo Il Salto dell’acciuga.
Raina non scrisse quasi mai di sé ma cantò un mondo animistico, i cui protagonisti, insieme agli elvesi, erano le case, le erbe, le pietre. “Non mi ricordo quando ho iniziato a scrivere, le testimonianze le ho raccolte così, semplicemente stando ad ascoltare la gente”. Autodidatta, pubblicò numerose raccolte, tra cui I canti della mia terra del 1970, I figli dei briganti, Sotto l’albero del pane, (recentemente rieditato) e l’ultima Nèu e auro, del 2008. Raina è morto nel 2009.

Es pà mai tard

Ia en temp que manques da meisoun.
Quel parte, reparte sempre, a l’outoun,
Ma tournaves, tournaves fitou, a la primo.
Euro ies gran temp que manques
E l’outoun duro per nousauti.
Quanti bot es tournà la fernisolo
A refar lou siou ni
Sout la piancho dla nosto meisoun
Dla touo meisoun;
Quanti bot ies fiourio e desfiourìo
La seresiero ent l’ort;
Quanti bot i-aise soun vengù bioi
Si verde squiarsole di bosq.
Ma tu restes daluegn, quissà en tè.
Forsi n’oumbro, n’ouro nivoulouso
À treboulà lou quiar di nosti journ?…
Ma no; ma no, lou disio petè:
Groupeme man e pè e campeme tra i miei.
Quissà en te, quissà
Forsi carcun se chamarè
Dent’ales a quel ome soulet,
Dent’ales?…
Eilo tart? Ma no, ma no
Es pa mai tart per tournar a meisoun.

Non è mai tardi

È molto che manchi da casa.
Quel partire, ripartire sempre, d’autunno,
ma tornavi, tornavi presto, in primavera.
Adesso è molto che manchi
E l’autunno continua per noi.
Quante volte è tornato il codirosso
A rifare il proprio nido
Sotto la tettoia della nostra casa
Della tua casa;
quante volte è fiorito e sfiorito
il ciliegio nell’orto;
quante volte i mirtilli sono diventati blu
sulle verdi chiazze del bosco.
Ma tu resti lontano, chissà dove.
Forse un’ombra, un’ora nuvolosa
Ha intorbidito il chiarore dei nostri giorni?
Ma no, ma no, lo diceva nonno:
legatemi mani e piedi e gettatemi tra i miei.
Chissà dove, chissà
Forse qualcuno si chiederà
Di dov’è quell’uomo solo,
di dov’è?…
forse è tardi? Ma no, ma no
non è mai tardi per tornare a casa.