
SACERDOTE E POLITICO • Giovan Battista Bressy nacque a Marmora nel 1766. La famiglia Bressy, originaria delle Fiandre, nel XVII secolo fuggì in Val Maira a causa delle persecuzioni religiose, rifugiandosi in una borgata che da essa prese il nome, Brieis. Capostipite fu Bernardus Bressius, che nel 1672 fece erigere qui la cappella della Trinità. Giovan Battista, dopo gli studi al seminario di Saluzzo, fu ordinato sacerdote, e nel 1796 divenne professore di Teologia. Aderì agli ideali rivoluzionari che provenivano dalla Francia e fu accusato di giansenismo. Nel 1798 entrò a far parte della Municipalità di Saluzzo; divenne poi commissario alla Direzione Centrale di Finanza della Provincia di Saluzzo, e commissario politico al Dipartimento della Stura a Mondovì. Al momento dell’occupazione austro-russa nel 1799, fuggì in Francia dal passo delle Traversette, per tornare nel 1800. Fu eletto commissario a Vercelli e nel 1801 sottoprefetto dell’arrondissement di Saluzzo. Ebbe molto a cuore la condizione dei più bisognosi, e durante il suo mandato rimise in attività il Monte di Pietà, riorganizzò le scuole e aprì un convitto per i poveri. Grazie a lui, nel 1803 fu riaperto il Buco di Viso e fu catturata una banda di 21 briganti di Narzole: per questa azione ottenne l’elogio dell’Imperatore.
Fu anche autore di una breve storia di Saluzzo, Notices historiques de la ville de Saluces per Jean Baptiste Bressy souspréfet de l’Arrondissement.
Dopo la caduta di Napoleone, fu costretto all’esilio, e tornò in Piemonte durante i moti insurrezionali del 1821, quando fu nominato nuovamente sottoprefetto di Saluzzo, ma al fallimento dei moti dovette fuggire nuovamente in Francia tramite il Colle di Tenda. Rientrò a Saluzzo nel 1822 e si ritirò a vita privata sino alla morte, nel 1837. Nel 1803 aveva chiesto al legato pontificio di essere ridotto allo stato laico, ma fu poi sepolto nella tomba in cui riposano i sacerdoti saluzzesi.



