
PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA • Luigi Einaudi • Luigi Numa Lorenzo Einaudi nacque a Carrù il 24 marzo 1874 da Lorenzo, originario di San Damiano Macra. Alla morte padre nel 1888 si trasferì a Dogliani, paese natale della madre.
Luigi ricordò le proprie origini in una lettera del 1953: “Gli Einaudi vengono dalla valle Maira, sopra Dronero; e lì si contano più Einaudi che sassi. Ab immemorabile, tutti montanari, boscaioli, pastori e contadini”. E in un articolo sul Corriere della Sera del 2 aprile 1961, pochi mesi prima di morire, scrisse: “Mio padre non era di Carrù, dove nascemmo tutti noi; ma di San Damiano Macra, nella montagna sopra Dronero, dove Giolitti trascorse parecchi anni della giovinezza. Il mio ricordo di quel villaggio si chiama Don Alisiardi, allora maestro elementare, ma prima cappellano militare nell’esercito sardo…”.
Secondo alcune ricerche svolte da Roberto Einaudi, nipote del Presidente, gli Einaudi a inizio Settecento dovettero trasferirsi dall’omonima borgata di Celle di Macra a San Damiano, dove rimasero per ben sette generazioni. Il nonno di Luigi, Lorenzo, fu sindaco di San Damiano dal 1836 al 1848. La loro grande casa, ancora esistente, si affacciava sul piazzale della Confraternita.
Dopo il diploma al Liceo classico Cavour di Torino, si avvicinò al movimento socialista, ma dai primi anni del Novecento abbracciò posizioni sempre più apertamente liberiste.
Nel 1895 ottenne la laurea in giurisprudenza, coprendo la cattedra di Scienza delle finanze all’Università di Torino, di Legislazione industriale ed Economica politica al Politecnico di Torino e di Scienza delle finanze alla Bocconi di Milano.
Europeista ante litteram, nel 1919 fu nominato senatore del Regno. Einaudi si collocò politicamente a difesa dello Stato liberale pre-fascista e, con l’avvento della dittatura fascista, fu costretto a limitare l’attività accademica e a interrompere quella politica. Nel 1925 fu tra i firmatari del Manifesto degli intellettuali antifascisti, redatto da Benedetto Croce e l’anno seguente fu estromesso dall’insegnamento alla Bocconi e al Politecnico di Torino.
Al Senato fu uno dei 46 senatori a votare contro la legge elettorale che sanciva la lista unica formata dal Gran consiglio del fascismo (1928). Non partecipò alla votazione per la ratifica dei Patti Lateranensi e votò contro la Guerra d’Etiopia e le leggi razziali del 1938.
Dopo la caduta del fascismo, nel 1943 fu nominato rettore dell’Università di Torino; dopo l’8 settembre e la conseguente invasione dell’Italia da parte dei nazisti si rifugiò in Svizzera. Aderì al Movimento Federalista Europeo, e rientrò in Italia il 9 dicembre 1944.
Fu Governatore della Banca d’Italia dal 5 gennaio 1945 all’11 maggio 1948. Il 24 maggio 1946, alla vigilia del referendum istituzionale, dichiara pubblicamente la sua preferenza per la monarchia.
Fu eletto deputato all’Assemblea Costituente nel 1946, e senatore di diritto del Senato della Repubblica nel 1948.
Nel IV Governo De Gasperi (1947-1948), fu vicepresidente del Consiglio dei ministri, e poi Ministro delle Finanze e del Tesoro. La sua politica economica, caratterizzata da una diminuzione della tassazione interna e dei dazi doganali, pose le basi per il boom economico degli anni cinquanta e sessanta.
Nel 1948 lo statista piemontese divenne il secondo Presidente della Repubblica (il primo eletto dal Parlamento), restando in carica sino al 1955.
Einaudi fu autore di decine di pubblicazioni, e di oltre 2700 articoli su La Stampa e il Corriere della Sera. Abbandonò l’attività giornalistica solo nel periodo 1926-1943, a causa dell’instaurazione della dittatura fascista di Mussolini. Fu membro di numerose accademie, italiane e internazionali:
- socio e Vicepresidente dell’Accademia dei Lincei;
- socio della Accademia delle Scienze di Torino;
- membro del Consiglio Direttivo dell’Istituto Italiano per gli Studi Storici;
- socio dell’«Econometric Society» di Chicago, dell’American Academy of Political and Social Science di Filadelfia;
- Presidente onorario dell’International Economic Association;
- Vice Presidente della «Economic History Society» di Cambridge.
Gli furono inoltre conferite lauree “honoris causa” dalle Università di Oxford, Parigi, Trieste e Algeri.
Ebbe tre figli, Giulio (che fondò la casa editrice Einaudi), Roberto (ingegnere e imprenditore) e Mario (politologo e docente universitario).
Morì a Roma il 30 ottobre 1961.



