
POLITICO • Marcello Soleri nacque a Cuneo il 28 aprile 1882. Era figlio di Modesto Soleri, ingegnere capo della Provincia e originario di Dronero. Nel 1894 il padre fu condannato al confino a Taggia, durante la repressione dei democratici attuata dal governo Crispi, con l’accusa di sospetta cospirazione socialista. Dopo la morte prematura del padre, Marcello potè laurearsi in giurisprudenza grazie al sostegno economico di alcuni amici di famiglia, tra cui Giovanni Giolitti.
Nel 1912 diventò sindaco di Cuneo a capo del partito liberaldemocratico, sostenendo la costruzione della nuova stazione ferroviaria sull’altipiano e del grande viadotto all’ingresso della città, a lui dedicato. Nel 1913 fu eletto deputato e allo scoppiare della Prima Guerra Mondiale, con Giolitti contrario all’ingresso dell’Italia nel conflitto, Soleri si dimostrò invece interventista e decise di arruolarsi come volontario. Nel maggio 1917 fu gravemente ferito e per questo insignito della Medaglia di bronzo al valor militare.
Il 20 ottobre 1918 a San Damiano Macra, come deputato al Parlamento e capitano degli Alpini, pronunciò il discorso in memoria del capitano Aldo Beltricco, caduto nel 1916 e decorato di medaglia d’oro al Valor Militare.
Nel 1919 fu sottosegretario alla Marina e poi all’Industria. Giolitti nel governo dal giugno 1920 fino al luglio del 1921 lo incaricò di abolire il prezzo politico del pane, misura molto impopolare, ma necessaria a risanare il bilancio dello Stato. Nel 1921, nel governo Bonomi, fu ministro delle finanze e nel 1922, nel secondo governo Facta, ministro della guerra. In tale veste scrisse, nell’ottobre del 1922, la proclamazione dello stato d’assedio che avrebbe permesso di bloccare i fascisti, ma il Re non lo firmò, anzi chiamò Mussolini a formare il nuovo governo.
Nelle elezioni del 1924 venne nuovamente confermato deputato. Non aderì al fascismo e preferì dimettersi. Alla vigilia del rovesciamento di Mussolini nel luglio del 1943 fu tra gli uomini consultati dal Re. L’8 giugno 1944, Ivanoe Bonomi, capo del governo subentrato a Badoglio, lo nominò ministro del tesoro, carica che gli viene confermata l’anno seguente da Ferruccio Parri, presidente del Consiglio. Nel dopoguerra si trovò così a collaborare con un altro statista originario di San Damiano Macra, Luigi Einaudi, governatore della Banca d’Italia e futuro presidente della Repubblica. Entrambi furono europeisti convinti.
Soleri sostenne fortemente l’Associazione Nazionale Alpini e dal 4 giugno 1944 al 22 luglio 1945 ne fu Presidente.
Insieme a Giolitti, Croce ed Einaudi, Soleri è ritenuto uno dei quattro grandi liberali italiani del Novecento.
Morì a Torino il 22 luglio 1945.



